L’esperienza di Chen Xin

Buongiorno a tutti, mi chiamo Chen Xin (pseudonimo), vengo dalla Cina, sono un cristiano della Chiesa di Dio Onnipotente. Sono felice di avere l’occasione di raccontare a tutti la storia della persecuzione che ho sofferto in Cina.

Nel giugno del 2003, mentre mi spostavo in motocicletta per evangelizzare, la polizia mi fermò per un controllo dei documenti. Vide il libro sacro della Chiesa di Dio Onnipotente e mi portò via. Chiesi ai poliziotti perché mi stavano arrestando, visto che non avevo violato nessuna legge. Uno dei poliziotti mi urlò: “In Cina essere credenti è appunto la violazione di una legge!”. Arrivati al posto di polizia, anche i membri dell’ufficio per la religione arrivarono per partecipare all’interrogatorio. Non ottennero da me nessuna informazione sulla Chiesa, così mi tirarono uno schiaffo e subito dopo un poliziotto grasso mi prese a calci e pugni. Arrivata la sera, un poliziotto venne da me. E mi legò i due pollici insieme, con una corda di canapa. Legò così stretto che mi faceva molto male, e non chiusi gli occhi per tutta la notte. Il secondo giorno, la corda aveva già scavato dei solchi profondi nella carne, i pollici erano neri e insensibili. La polizia mi ordinò di divaricare le braccia e le gambe. Dopo qualche minuto avevo la fronte sudata e mi mancavano le forze per sostenermi. Il poliziotto mi schiaffeggiò diverse volte, poi mi picchiò sulla testa usando un libro. Il mio viso era stato colpito fino a bruciare dal male, sentivo un ronzio nelle orecchie. Poi chiesi di andare al bagno, me lo proibirono e mi coprirono di insulti. Dopo essermi trattenuto per tanto tempo, quando la polizia mi portò in bagno non riuscivo a urinare. Il poliziotto mi costrinse a tornare nella stanza dell’interrogatorio, dove mi forzò a inginocchiarmi su una padella di soli dieci centimetri di diametro. I bordi metallici del recipiente mi entravano nelle ginocchia, facendo un male insopportabile. Dopo poco tempo caddi a terra. Senza che l’interrogatorio fosse mai stato portato a termine, senza nessun tipo di processo legale, il governo cinese mi condannò a un anno di lavori forzati con l’accusa di avere violato l’articolo 300 del codice penale, usando un’organizzazione di xiejiao per minare l’attuazione della legge. (Un’espressione che il governo cinese stesso traduce con “sette malvagie” ma che di fatto indica le religioni che non piacciono al Partito Comunista Cinese.)

Nell’agosto 2003 fui incarcerato nella “struttura di rieducazione”. Appena entrato nella prigione, i poliziotti iniziarono a istigare gli altri detenuti a tormentarmi. Sono stato costretto dai criminali della prigione a spogliarmi completamente e a mettermi a gambe e braccia divaricate spalancando la bocca davanti a tutti, poi quasi mi soffocarono buttandomi un getto d’acqua continuo sul viso. In prigione i credenti sono considerati criminali politici, quindi del più basso livello: sia i secondini sia i prigionieri potevano maltrattarci e insultarci. All’interno della cosiddetta struttura di rieducazione si viveva una vita inumana, in cinquanta metri quadrati vivevano più di settanta persone, le condizioni igieniche erano pessime. Ogni giorno dovevo fare quattordici ore di lavori pesanti, ovviamente senza nessuna remunerazione. Ogni giorno si mangiava riso in bianco, spesso dentro c’erano insetti, e una zuppa di verdure senza un filo d’olio. Di conseguenza durante il lavoro ero sempre stremato. I lavori pesantissimi, i maltrattamenti della polizia, le prepotenze degli altri prigionieri, con la fame, la mente e il corpo stremati alla fine mi fecero ammalare. Il problema è che in prigione non si ha nessuna cura medica. Il prigioniero nel letto davanti a me aveva anche provato a suicidarsi. Nella mia vita successiva, spesso mi ritornano in mente queste scene. Nella notte spesso pensavo alla mia famiglia, ai miei fratelli e sorelle e alle canzoni che cantavamo negli incontri della Chiesa e mi chiedevo: “Riuscirò a continuare a vivere fino a rivedere i miei fratelli e le mie sorelle? E anche i miei genitori?” In questa sofferenza non mi restava che pregare Dio Onnipotente. Il passo delle parole di Dio che recitavo più spesso quando ero in prigione diceva: “Perciò negli ultimi giorni dovete rendere testimonianza a Dio. Non importa quanto sia grande la vostra sofferenza, dovreste continuare fino alla fine e persino fino al vostro ultimo respiro, dovete ancora essere fedeli a Dio e lasciare tutto di buon grado a Dio; solo questo è vero amore per Lui e una testimonianza forte ed eclatante” (La Parola appare nella carne). La parola di Dio mi diede fede e nuova forza, aiutandomi a superare il periodo di sofferenza e prigionia.

Dopo il mio rilascio, la polizia si presentò a casa mia facendo nuove domande e dicendomi che non mi era permesso continuare a fare parte della Chiesa, altrimenti mi avrebbero arrestato di nuovo. Per nascondermi da un nuovo arresto da parte del governo e per la sicurezza dei miei familiari, non ebbi altra scelta che scappare lasciando la mia casa. Nei dieci anni abbondanti in cui sono stato via di casa, per via dei continui controlli dei permessi di residenza da parte del governo e per via delle ricompense in denaro elargite a chi ci denuncia, che coinvolgono anche i comuni cittadini nella persecuzione dei credenti, ero costretto a cambiare casa molto spesso.

Nel luglio 2015, fratello Xu fu arrestato dalla polizia, nel video di sorveglianza che avevano comparivo anche io. Sarei stato certamente arrestato di nuovo. Per disperazione, nel 2015 scappai per venire in Italia.

In Cina si perseguitano i credenti e noi cristiani ci vediamo privati dei nostri diritti. Oggi l’Italia mi accetta temporaneamente in quanto persona perseguitata dal governo cinese. Spero che sempre più persone dotate di senso di giustizia seguano gli avvenimenti riguardanti la persecuzione dei fedeli della “Chiesa di Dio Onnipotente” in Cina, in modo da aiutare i rifugiati religiosi ad essere accolti nei paesi d’arrivo e che tutti noi possiamo finalmente godere della libertà religiosa. Grazie!

中文譯稿:

大家好,我叫陳心(化名),來自中國,是全能神教會的一名基督徒。我很高興能有機會向參加會議的各界人士講述我在中國受迫害的故事。
2003年6月,我騎著摩托車去傳福音時,被中共警察以檢查駕駛證為由攔下,他發現了全能神教會的神話書籍就把我帶走了。我問警察為什麼要抓我,我沒有犯任何法。警察大聲說:在中國信神就是犯法!到了派出所後,宗教局的人也趕來和警察一起審問我。警察從我口裡得不到教會信息,就狠狠地搧了我一個耳光,緊接著一個胖警察對我一頓拳打腳踢。到了晚上,警察用一根麻繩將我的兩個大拇指緊緊地綁在一起,疼得我一晚都沒有睡覺。第二天,麻繩已深深地陷進肉裡,我的大拇指發黑、麻木。警察又勒令我扎馬步,沒過幾分鐘我就渾身冒汗、無力支撐,警察就重重搧我的耳光,還用書打我的頭,我的臉被打得火辣辣的疼,耳朵「嗡嗡」作響。後來,我提出要上廁所,警察卻不許可,並用各種難聽的話侮辱我,由於憋得時間太長,導致當警察把我推到廁所時我已經不能小便。警察強行把我從廁所拉出來繼續審問,並命令我跪在直徑僅有十公分的鐵鍋上,鐵鍋的邊緣處深深扎進我的膝蓋裡,使我疼痛難忍,沒多久我就倒在了地上。審訊沒有結果後,中共政府沒有走任何的法律程序,就以「違反刑法第300條,利用邪教組織破壞法律實施」(一種中共的表達方式,同樣可以翻譯成「邪教」,但實際上是指那些中共不喜歡的宗教。)的罪名判我勞動教養一年。
2003年8月,我被押送到勞教所。剛進入牢房,獄警就唆使犯人折磨我。我被犯人強行扒光衣服,光著身子、蹲著馬步、張著嘴在眾人面前,犯人端來一盆盆水朝我的臉上潑,我被嗆得差點窒息。在中國的監獄,信神的人被視為頭號政治犯,地位是最低下的,任何的獄警和犯人都可以隨意打罵。在勞教所裡,我過著非人的生活。50平方米左右的牢房裡住著70多個犯人,衛生條件極差。我每天要做14個小時的苦役,當然沒有任何報酬,每天吃的是摻有蟲子的米飯和沒有一滴油的青菜湯,使我一直處在飢餓的狀態下幹活,繁重的勞動、獄警的打罵、犯人的欺辱,伴隨著飢餓,我身心疲憊,終於病倒了,但在監獄得不到任何的醫療幫助。特別是我對面床鋪的囚犯嘗試過自殺,之後的日子裡,這一幕時不時地浮現在我的眼前。在深夜,我時常想起和家人、弟兄姊妹一起唱詩、聚會的情景,我一遍遍問自己:我還能活著出去見到弟兄姊妹嗎?還能再見到父母嗎?痛苦中我只有禱告全能神,在監獄裡我最常背的是這段神話:「所以你們在這末後的日子裡得為神作見證,苦再大也應走到底,哪怕最後有一口氣,也要為神忠心,任神擺佈,這才叫真實愛神,這才叫剛強響亮的見證。」(摘自《話在肉身顯現》)是神的話加給了我信心與力量,使我渡過了痛苦的牢獄生活。
我被釋放後,當地派出所的警察到我家查訪,威脅我不許再去信神,否則要將我重新抓起來。為了躲避中共的再次抓捕,也為了家人的安全,我不得不離開家逃亡。在外逃亡的十多年裡,中共政府經常以查「暫住證」為由搜查信神的人,而且利用舉報有獎的方式發動群眾舉報信神的人,我只好經常搬家。
2015年7月,教會的許弟兄被警察抓捕,在他們的監視錄像中也出現了我的圖像,確定無疑,我會再次被抓捕。無奈之下,我被迫於2015年逃亡到了意大利。
在中國,基督徒受到迫害,我們基督徒的人權被剝奪。今天是意大利政府和人民,暫時接納了我這個受中共迫害的基督徒,希望更多的正義人士,關注中國全能神教會基督徒受迫害的狀況,使宗教難民在東道國能夠得到幫助,並且使我們能獲得信仰自由的權利!謝謝!